Partecipare appena diciannovenne al primo X Factor e venire eliminata alle semifinali, arrivare seconda a Sanremo Giovani, essere maciullata dal mercato musicale dove ti hanno lanciato senza fornirti le istruzioni e poi essere dimenticata dal mondo. Nel frattempo dedicarsi al teatro con lo spettacolo “Strimpelli e Vinile“, scrivere la canzone per il cortometraggio “Per Anna” di Francesca Scanu e Andrea Zuliani, lavorare al tuo terzo disco e farlo da sola in maniera magnifica. Questa è Ilaria Porceddu, cantautrice sarda con passaporto romano che possiede una ottima voce, grande capacità espressive e interpretative, è molto bella e ha all’attivo già tre dischi.

Eppure la Porceddu la prende con filosofia: “Ora mi concentro sulla musica. Ho raggiunto una fase zen, preferisco occuparmi dei problemi, non preoccuparmi dei problemi. Mi concentro sulla musica”. E fa benissimo, visto e sentito il suo terzo disco, “Di questo parlo io“, prodotto dalla Linea Due/Pirames International a distanza di ben quattro anni dal precedente “In equilibrio“. Ora quell’equilibrio c’è davvero, ed è un equilibrio che parla anche orgogliosamente della sua terra, la Sardegna (ricordiamo la sua partecipazione al video “Cazz boh” insieme a Nasodoble, Joe Perrino, Beppe Dettori e Francesco Piu).

Il nuovo disco vede il lavoro insieme ad un nuovo team capeggiato da Francesco Gazzè, fratello del più famoso Max e autore di tutti i testi dei suoi brani (lo stesso Max compare nella canzone “Tu non hai capito“) e che vede al suo interno Meki Marturano alla batteria, gli archi dello Gnu Quartet, Clemente Ferrari al basso e al pianoforte, Francesco De Benedittis alle tastiere, Alessandro Ciuffetti alle percussioni e Edoardo Michelori e Riccardo Bertozzini alle chitarre acustiche.

La prima canzone dell’album è “Sas arvures“, il brano tratto dal cortometraggio “Per Anna“, canzone in sardo dolcissima e triste (“O forse ridono/per insegnarmi a ridere/e per tornare a vedermi/pura come un tempo/passa l’ora della rugiada notturna/torna il vento/e torna il respiro/leggero come un tempo”). Subito dopo si torna all’italiano con “Eva si fa fare“, canzone molto espressiva ed efficace su una donna che ha “capito la sua libertà“, alla ricerca della felicità vera e che per il suo essere libera viene giudicata troppo spregiudicata.

Ilaria Porceddu – “Di questo parlo io” – Cover

La title-track comincia in maniera molto elettronica e in crescendo ci porta il punto di vista di una donna più cresciuta e consapevole senza presesunzione ma solo con la voglia di raccontarsi: dopo si innesta “Tu non hai capito”, il brano che vede il duetto con Max Gazzè e ce ne accorgiamo subito dal ritmo della canzone e da un certo marchio di fabbrica facilmente distinguibile, mentre con il pianoforte intimista di “Tabula rasa” si ritorna al filo conduttore del disco e parla di una donna che si chiede cosa ci sia in una relazione al di là del sesso e dell’attrazione per il partner.

Sette cose” è il singolo scelto per il lancio del disco e il cui video è diretto da Tiziano Russo e ci rimanda alla cifra stilistica che ci ha fatto conoscere la Porceddu, così personale ma così pulita e precisa: “Lisa” è un pezzo che parla della nonna della cantante, figura di donna forte, anziana ma molto più avanti di tanti cinquantenni o giovani di oggi. Con “C’est l’amour” il disco torna ritmato ed elettronico e dal retrogusto jazz, con un’atmosfera quasi anni Cinquanta davvero molto riuscita e che si candida come una delle canzoni più più riuscite dell’album. Siamo arrivati alla fine e come in un cerchio ideale che si chiude dopo la prima canzone in sardo si chiude con “Lu cor’aggiu“, altra canzone in sardo molto introspettiva e che cesella questo lavoro.

Ilaria Porceddu è una cantautrice ritrovata, che l’industria musicale aveva deciso di dimenticare: lei, da persona intelligente e sensibile, ha trovato comunque il mondo di intraprendere la sua strada, prendendosi i suoi tempi (quattro anni, che non sono pochi) per riprendere fiato e ritrovare la pace interiore, necessaria per continuare a lavorare in questo mondo. “Di questo parlo io” è il disco di una cantautrice che ha deciso di affidarsi al suo talento nella scrittura per creare un disco che guardi al futuro senza dimenticare le sue radici, il tutto con la bellissima voce che si ritrova Ilaria. Ci sono pochissimi passaggi a vuoto nel disco (forse solo il singolo è un po’ meno “forte” delle altre canzoni) ma è nel complesso un ottimo lavoro di un’artista che ha deciso di vendicarsi del mondo che l’aveva messa alle porte dimostrando di farcela lo stesso anche da sola. A lei vanno i miei complimenti più sinceri.

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