Una storia da raccontare, la fine da cui cominciare e una musica da suonare, “Apologia” è la nuova opera della Piccola Orchestra Karasciò, orgoglio del “Made In Italy” e della musica popolare. Quando vi sembrerà di aver abbandonato l’idea dei concept album una band del genere arriva per farvi ricredere proponendo un lavoro meticoloso, accurato e a metà strada tra una novella e un’ambientazione da taverna del 1300. Tarocchi, figure, un vecchio, un giovane e dei bicchieri, è tutto racchiuso qui e negli undici brani di “Apologia“, album musicalmente perfetto.

Non è difficile parlare di folk e ballate ascoltando questo disco, non è difficile muovere la testa e anche qualcos’altro quando si ascoltano i brani come “Si chiama fame” e “Abilmente differente“. Atmosfere sognanti  le ritroviamo nell’unico momento vacanziero, in “Sole e Calypso” dolce parentesi che si apre all’inizio di un disco che non è solo passione per la musica ma è un prodotto pensato, studiato e sviluppato. La trama musicale complessa dell’intero concept album ci suggerisce quanto la Piccola Orchestra Karasciò abbia lavorato per diventare più grande e maturare la produzione musicale sicuramente più aspra all’inizio, ma più complessa e ricercata oggi.

Piccola orchestra Karasciò © Facebook
Piccola orchestra Karasciò

L’esperienza di un vecchio signore si incrocia con l’ingenuità di un giovane le cui esperienze sono ancora tutte da scrivere, e un brano come “Ultima Stazione” è la dimostrazione di quanto la nostalgia possa giocare brutti scherzi al cuore di una persona che di giorni ne ha vissuti. Il tempo migliore, un bagaglio e un dolore che non abbandona mai l’animo del narratore, la realtà viene descritta in maniera drammatica, e una frase come “vivere ammazzando il giorno, aspettando cambi il vento” ne è la dimostrazione. Nonostante tutti i racconti e i testi ben strutturati il cuore di una produzione come questa rimane ancora la musica, che arriva a dimostrarci che il folk può essere raccontato in maniera leggera ma può racchiudere significati preziosi, come quelli che vengono raccontati in “Apologia“. Vivere una seconda vita, avere nostalgia di attimi mai vissuti, tutto questo è il racconto reale di una melodia contrapposta ai temi cantati e ballati. Che il destino sia racchiuso in una combinazione di carte lo sa bene la Piccola Orchestra Karasciò, ma il successo non arriva per caso, è il frutto di un lungo periodo di sacrifici e di lavoro. “Apologia” è il giusto riconoscimento per una gavetta musicale fatta di tante piccole sfide vinte, è dalla fine che comincia tutto, come dall’inizio è destinato a finire il resto.

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