Ascoltare o leggere la testimonianza di un fan dei Radiohead che ha preso parte ad un live dei Radiohead va di diritto inserita nella lista di cose da fare almeno una volta nella vita.

Non bisogna dimenticare però di appuntarla nella stessa lista di cose da fare almeno una volta nella vita subito sotto la voce “ascoltare un live dei Radiohead”.

Oltre 55000 presenze venerdì 16 giugno all’Autodromo di Monza per il secondo giorno di Idays2017 con Radiohead, supportati da James Blake, Michael Kiwanuka ed Ex Otago. Appena Thom Yorke, i fratelli Greenwood, Ed O’Brien, Philip Selway salgono sul palco sorretti da un’atmosfera magica di tramonti rosa e lente passeggiate in giro per prati, tutto è in religioso silenzio, si ascolta Daydreaming, si procede con Desert Island Disk estratte da A Moon Shaped Pool, ultimo capolavoro della band.

Da copione i concerti dei Radiohead rispettano una struttura fissa: primo sprint di cinque pezzi estratti da ultimo album, brevi digressioni da Kid A e Ok Computer, salvo ovviamente alcuni pezzi eseguiti raramente, per andare al finale fatto di evergreen mai scontati. Questa volta qualcosa è cambiato, a dare il la alla digressione del passato è Ful Stop, brano duro, spigoloso e inquietante, apripista di una session che più rock non si può. Airbag apre la celebrazione di Ok Computer, è proprio nel 1997 e in questo periodo che i Radiohead diedero i natali ad uno degli album più rivoluzionari della storia della musica, quando “an airbag saved” la vita di tutti noi. 15 Step, l’onnipresente e incredibile Myxomatosis e The National Anthem sono eseguite alla perfezione prima della pausa intima e sussurrata di All I Need e Pyramid Song, gioiellino di Amnesiac. Irrompe Everything in Its Right Place, e si sa se per i fan dei Radiohead è tutto simbolismo, il primo brano di Kid A ci appare come un monito: ogni cosa è al suo posto, tutto è come deve essere.

Succede così, il concerto esplode musicalmente, su un fondo di percussioni ben strutturate lo spettacolo va in scena nello spettacolo quando il concerto entra nel vivo: nonostante i fan dei Radiohead siano gli alunni modello sempre composti, risultano essere una platea in silenzioso fermento e per questa volta parte integrante del concerto, maggiormente partecipativo, cosa rara per chi ha sempre seguito i Radiohead dal vivo.

I Radiohead non sono Thom Yorke, né Thom Yorke è i Radiohead, si tratta di un’unica entità e i fan questo lo sanno bene, ed è il motivo per cui sono sempre stati in silenzio ad ascoltare, soprattutto quando assistere ad un live della band voleva dire essere presenti in platea e non pretendere nient altro che la perfetta esecuzione dei brani.

Per i Radiohead questo atteggiamento suona come un’apologia musicale, forse prima, non più ormai. Qualcosa è cambiato, i Radiohead sono cambiati, riconoscono di dovere al loro pubblico un legame speciale, e nonostante abbia stranito i fedelissimi, l’unione e l’empatia di questo episodio live risulta una piacevole sorpresa. All‘Idays 2017 di Monza è andato in scena il nuovo capitolo della carriera dei Radiohead, l’ennesimo, si, perché la loro carriera è un insieme di episodi, ognuno completamente diverso dal precedente, ma in una visione d’insieme logico e necessario.

Radiohead live a Monza – iDay Festival 2017 | © MelodicaMente

Ogni momento della loro carriera rappresenta un nuovo capitolo che a primo impatto appare come outsider di un’intera discografia, ma successivamente, dopo aver subito una lenta digestione, risulta il logico passo successivo, un mattone essenziale per l’intera produzione. Il meraviglioso spettacolo live continua, Reckoner precede Bloom, brano estratto da The King Of Limbs ed eseguito alla perfezione. Succede qualcosa di magico: il tempo dona un nuovo colore al brano, è lo spazio in cui la band lascia prendere forma a tutte le sperimentazioni possibili, la grandezza sta proprio nel tentativo riuscitissimo di rendere le nervose percussioni dei punti da cui partire per sviluppare fantasie musicali e visioni improbabili. Paranoid Android è un’opera omnia in cui si trovano intrecciati tutti gli elementi caratteristici di un’intera produzione musicale, la sua esecuzione in scaletta segna il primo Encore con No Surprises, Nude, 2+2= 5 e Bodysnatchers. Sta per arrivare il momento più temuto, i Radiohead tornano sul palco per il secondo Encore, la fine del concerto è arrivata. Lotus Flower, psichedelica, distorta, irriverente ma eccezionale precede Creep. Si, hanno suonato Creep.

Non si tratta di un semplice concerto, il live dei Radiohead è un’esperienza mistica, un momento in cui i seguaci si trovano in sintonia con la musica, sentono che tutto è perfettamente allineato, tutto procede come dovrebbe, riscontrando una incredibile precisione nell’ordine mondiale. Si verifica puntualmente una sorta di entropia musicale. Non è scontato dire che il concerto dei Radiohead è stato bellissimo, e il punto di vista è quello di una fan che non dichiara mai di aver visto concerto dei Radiohead migliore se non il più recente. Un eccessivo abuso di tecniche di studio viene tradotto in un’esageratissima sperimentazione live, e il risultato è sicuramente eccezionale.

I Radiohead sono metodici, innovativi, puliti, delicati, cattivi, sperimentali e scomodi. Questi non sono gli unici motivi per cui definirli la migliore band in assoluto.

Non si chiudono cerchi né si va oltre l’immaginabile, si avverte solo una gran malinconia, quella tipica post concerto dei Radiohead. Everything in its right place, in the end.

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