Rolling Stone è una delle riviste musicali più popolari ma non si è occupata sempre e solo di musica.

Gli argomenti sono vari, nell’ultimo numero al centro di tutto c’è la politica. La rivista, infatti, ha scelto di schierarsi contro Matteo Salvini. Il nuovo numero ha una copertina arcobaleno in cui il concetto è espresso nella maniera più chiara possibile: “Noi non stiamo con Salvini“. In fondo, a caratteri più piccoli, c’è scritto “Da adesso chi tace è complice“. Le condivisioni della copertina arcobaleno sono state immediate, così come i malintesi.

Era ovvio che una copertina del genere avrebbe suscitato polemiche, a partire dagli utenti che hanno confuso la rivista con i Rolling Stones. Una “s” di troppo, una distinzione che a quanto pare è complicatissima da fare. Così sono arrivati centinaia di commenti rivolti contro Mick Jagger e soci, colpevoli di essersi interessati alla politica italiana. Alla pari dei Pearl Jam, dopo il caso scatenato dalle accuse di Rita Pavone. Commenti a parte, è un’altra la questione che ha suscitato polemiche. Su Rolling Stone si legge, infatti, che “a musicisti, attori, scrittori e figure legate allo showbiz e alla tv Rolling Stone ha chiesto se volevano prendere una posizione. Per una società aperta, moderna, libera e solidale“. Fino a qui tutto liscio. Segue l’elenco dei nomi dei personaggi che hanno scelto di dare il loro contributo ma a quanto pare non sono tutti autentici.

La versione di Enrico

Enrico Mentana ha smentito di aver accettato di partecipare a questa iniziativa. Su Facebook il direttore ha scritto:

Con sorpresa ho trovato il mio nome tra gli aderenti a questa iniziativa (a meno che “Enrico Mentana, giornalista” non sia un omonimo). È un caso di malcostume, trasandatezza, sciatteria? Non so, non ho ancora letto la rivista. So però che il suo direttore mi aveva chiesto l’adesione, e la risposta è stata chiara… “No”.

Sull’accaduto è intervenuta anche Selvaggia Lucarelli, nei mesi scorsi al centro delle polemiche perché scelta come direttrice della parte digitale della rivista. Il suo incarico è durato tre mesi e ieri lei stessa ha spiegato il perché:

Sono stata tre mesi a Rolling Stone e francamente un appello per una società aperta, libera e moderna me lo sarei aspettato più da Erdogan che dal mondo Rolling Stone Italia. Il motivo per cui dopo tre mesi ho rassegnato le dimissioni è proprio che di moderno, libero, solidale, lì dentro forse al massimo c’è la macchinetta del caffè che distribuisce caffè a tutti. Non avevo mai visto un ambiente di lavoro così tossico, illiberale, ostile, scorretto.

Selvaggia Lucarelli ha parlato di una situazione particolarmente ostile e spesso anche poco regolare per quanto riguarda i contratti di giornalisti e collaboratori. Ma non finisce qui, perché sono emersi i nomi di altre persone inserite nella lista di cui sopra che non avevano scelto di aderire. Tra questi c’è anche la giornalista di “NemoValentina Petrini, che ha dichiarato di non essere mai stata contattata per l’appello della rivista. Idem per il fumettista GiPi, che ha dichiarato di non essere d’accordo col “chi tace è complice”, e per lo scrittore Alessandro Robecchi, che sostiene di non essere mai stato interpellato. Michele Serra su Repubblica ha spiegato di essere stato contattato dalla rivista per dare un’opinione sul Governo ma non per essere inserito “in un lungo elenco di firmatari di una specie di manifesto di Rolling Stone contro Salvini. […] Scrivo e firmo in prima persona le mie parole e non desidero che siano utilizzate al di fuori del loro contesto“.



Il caso della Rai

Dopo la pubblicazione della copertina da parte di Rolling Stone, sulla pagina Twitter di Rai 5 è stato condiviso il contenuto. La cosa non è passata inosservata, anche se il retweet è stato rapidamente cancellato. Dagospia ha prontamente notato l’accaduto, sottolineando di come la televisione pubblica abbia scelto di schierarsi. Salvini, dal canto suo, ha parlato di “appelli radical chic” e di un’iniziativa che finirà nel dimenticatoio. Ha rassicurato gli artisti che apprezza, dicendo che continuerà a seguirli comunque.

Massimo Coppola, direttore editoriale di Rolling Stone, ha dato una spiegazione all’accaduto, che sembra più che altro un tentativo maldestro di arrampicata sugli specchi. Ha spiegato che “non essendo un appello non ci sono firmatari” e di aver scelto di includere post pubblici di personaggi che fossero d’accordo sul pensiero espresso contro Matteo Salvini. Tra un autogol e i commenti deliranti degli utenti, si può fare appello all’antica formula del “nel bene e nel male, purché se ne parli”.

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