Quante volte avete sentito dire libertà di espressione? I Feet’n Tones rappresentano la reincarnazione del concetto, e se non riuscite nemmeno per un attimo a pensare come questo possa essere possibile vi ricrederete al primo ascolto.

Nati poco più che qualche anno fa, precisamente nel 2007, la band aretina risorge dalle ceneri proprio come la Fenice, ma in questo caso si tratta di ceneri di genere punk, e rinasce contaminandosi di elettronica, roots e tanto tanto ritmo. Non è facile nella nostra realtà potersi affermare con un genere così vario sulla scena indipendente, ma una serie di singoli e l’album d’esordio “Fetente” riescono a conquistare una buona fetta di pubblico sempre più scettico dinanzi alle nuove leve.

Di nuovo c’è tanto, ma in fondo i Feet’n Tones vantano esperienza soprattutto per come si muovono sul palco e per come sapientemente miscelano i loro suoni, partorendoli in una veste tutta nuova, mai vista prima nella scena discografica italiana. La strada è dura, ma l’importante è non arrendersi soprattutto se si ha una grande identità musicale e un background che permette di proseguire solo in crescendo. Vogliamo conoscerli meglio?

Feet'n Tones © Videoclip

A tu per tu con i Feet’n Tones

Cantare la musica non è facile, bisogna saper dare il giusto valore ad un’arte così nobile, ma con il brano “Musica” avete fatto un buon lavoro. Cosa è per voi la musica nel senso più profondo del termine?

Per noi la musica rappresenta prima di tutto uno “spazio di libertà” all’interno di una società opprimente, che vuole per forza cucirci addosso un ruolo che sia funzionale ad essa. Ognuno di noi ha il diritto/dovere di difendere questi spazi, ovunque essi si trovino…

Agli esordi tutto può sembrare bello e carico di emozioni, poi con il tempo vengono fuori le difficoltà di poter vivere solo di musica e con la musica. Siete sulle scene ormai da un bel po’ di anni, qual è la formula giusta per poter vivere sempre con l’entusiasmo degli inizi senza farsi spegnere dal tempo?

Probabilmente non esiste una formula universale. Nel caso dei Feet’nTones l’entusiasmo è figlio del rapporto di amicizia che fa da collante.
Oltre a questo, la voglia di seguire sempre le proprie intuizioni artistiche, anche quando significa abbandonare ciò che si è fatto fino a quel momento. Il concetto di evoluzione ci piace molto più di quello di “coerenza”, che ossessiona un sacco di artisti.

Dalle scene locali alla scena nazionale, il percorso si sa non è dei più facili e richiede olio di gomito e grande tenacia. In che modo i Fleet’n Tones sbarcheranno negli ascolti di tutti accanto ai nomi acclamati dalla scena pop italiana? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Nell’unico modo che conosciamo, ovvero quello di dire esattamente quello che pensiamo, nel modo più diretto possibile. E questo vale non solo per i testi, ma anche per il “suono” che li deve accompagnare, che deve essere grezzo e minimale.
Per il futuro abbiamo in tasca diversi pezzi nuovi e una gran voglia di stupirvi con delle scelte promozionali diverse da quelle canoniche.

Feet'n Tones ©Facebook

Feet’n Tones: “Musica”. L’ascolto

L’abuso della parola musica è ormai all’ordine del giorno, ma quanto questa parola grava sulla produzione musicale di decine e decine di gruppi? Probabilmente per niente. I Feet’n Tones hanno deciso di abbracciare la causa in maniera totale, e con un nome dall’aspetto molto internazionale ma dalla pronuncia tutt’altro che anglosassone, si riconfermano i fetentoni dell’inizio. All’ascolto il movimentato brano “Musica” è una giusta contrapposizione tra la drammaticità di una poesia contemporanea in aggiunta alla vivacità di un brano contaminato di ska molto allegro e movimentato. Sentirti oppressi è una sensazione piuttosto comune, ma la musica arriva a spezzare le catene, a prelevare testa e cuore e a catapultarci in un vortice di positività e benevolenza. Ancora una volta bel lavoro, la band sembra pronta anche a conquistare i cuori più duri e gelidi, in fondo non è un arduo compito lasciarsi andare con un po’ di leggerezza, state tranquilli, ci pensa la musica.

Rispondi