Se non ci fosse stato il produttore Rick Rubin a insistere sull’importanza di “Under the bridge”, probabilmente oggi non sapremmo nemmeno della sua esistenza.

Per Anthony Kiedis è sempre stato un brano molto importante e intimo, era un po’ scettico di fronte all’idea che potesse entrare a far parte di un album come “Blood sugar sex magic“, oggi considerato un cult. Era il 1992 quando “Under the bridge” fu lanciato come singolo. Lo sconforto che aveva travolto Kiedis in quel periodo gli impedì di vederci lungo, perché il pezzo rimase per ventisei settimane nella Billboard Hot 100.

Per comprendere il significato di un brano come “Under the bridge” bisogna sbirciare nella vita privata di chi l’ha scritto, Anthony Kiedis, per l’appunto. Il cantante dal 2000 ha smesso di fare uso di droghe e alcolici ma in passato ha avuto seri problemi. Ha iniziato a fare uso di marijuana e cocaina ad appena 11 anni, peraltro avviato dal padre. Alle spalle di Kiedis non c’è stata una famiglia esemplare e crescendo il cantante ha sì trovato il successo ma ha dovuto attraversare i momenti peggiori della dipendenza, tentare di contrastarla, e ha visto andare via degli amici a causa della droga. La canzone, pubblicata nel 1991 nell’album “Blood sugar sex magik” si riferisce a un ponte di Los Angeles sotto il quale Kiedis andava a farsi di speedball. Kiedis prima del 2000 era riuscito a rimanere pulito dal 1988 al 1994, per poi ricadere nel vortice. In questa parentesi non sono mancate le difficoltà, in “Under the bridge” il cantante raccoglie tutte le sue riflessioni sull’impatto che le droghe avevano avuto nella sua vita. Aveva visto morire a causa dello speedball il chitarrista Hillel Slovak, con il quale aveva fondato i Red Hot Chili Peppers. E aveva perso la compagna Ione Skye, l’attrice britannica chiuse la relazione con Kiedis proprio a causa delle droghe, lui stesso ha ammesso di aver sprecato l’amore di “un bellissimo angelo” per andare a farsi sotto un ponte, in mezzo ai gangster. Nel periodo in cui scrisse la canzone Anthony Kiedis si sentiva distante dal resto della band proprio perché lui stava cercando di rimanere pulito, mentre gli altri membri continuavano a fare uso di droghe. Fu questo senso di isolamento a portarlo a riflettere a scrivere il brano, Kiedis era talmente insicuro che non voleva nemmeno farlo sentire al resto del gruppo. Come già detto, fu il produttore Rick Rubin a insistere molto. Anche se il pezzo era più melodico rispetto agli standard dei Red Hot Chili Peppers di allora, era valido e lo confermarono i membri della band. Appena finirono di sentirlo si misero al lavoro per completarlo.

In “Under the bridgeAnthony Kiedis fa una vera e propria dichiarazione d’amore a Los Angeles, la città degli angeli, croce e delizia dello star system. In quel momento di solitudine assoluta, in cui tutto sembrava sgretolarsi, c’era solo la città a fargli compagnia. Una città piena di contraddizioni, finta e spietata, nella quale toccò il punto più basso della sua vita. Kiedis fece finta di essere fidanzato con la sorella del membro di una gang per riuscire a inserirsi e acquistare la droga. Fu lì che si rese conto che la sua vita ruotava solo intorno alle droghe, quella disperazione tornò a galla nella fase in cui decise di scrivere il brano, nonostante fosse ormai pulito. Kiedis non stava comunque rimpiangendo le droghe, lo dice chiaramente in “Under the bridge“: I don’t ever wanna feel like I did that day.

In molti si sono chiesti quale fosse il ponte di Los Angeles di cui Kiedis parla nella canzone, ma il cantante si è rifiutato di dirlo per evitare che nascesse una sorta di “pellegrinaggio”. Incrociando interviste e informazioni, lo scrittore Mark Haskell Smith lo colloca a MacArthur Park. Al momento della pubblicazione dell’album e in seguito del singolo, la critica fu molto positiva e il senso di smarrimento di Kiedis venne fuori nella maniera più chiara possibile. Come l’autore del pezzo, anche il resto della band non credeva che sarebbe stato un grande successo commerciale, ma ancora prima che il singolo fosse lanciato, ai concerti dei Red Hot Chili Peppers il pubblico conosceva “Under the bridge a memoria” e chissà che in qualche modo, condividendo il dolore con gli altri, anche questo non abbia aiutato Anthony Kiedis a liberarsi dei suoi demoni.

#SONOSOLOCANZONETTE: The drugs don’t work – The Verve

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