Quando inizia “Johnny B. Goode” ti viene un’irresistibile voglia di muoverti, basta una sola nota e sai di che canzone si tratta.

Il pezzo di Chuck Berry, infatti, è considerato una delle canzoni iconiche del rock’n’roll, oltre che tra i più riconoscibili in assoluto. “Johnny B. Goode” non invecchia mai e un giorno, probabilmente, anche gli alieni non sapranno resistere al ritmo della chitarra di Chuck Berry. Succederà quando si imbatteranno nel Voyager Golden Record, che gira per lo spazio ormai dal 1977. Tra saluti nelle varie lingue, il suono del vento e il canto degli uccelli, c’è anche il talentuoso Johnny con la sua chitarra.

L’inizio di una leggenda del rock’n’roll

Johnny B. Goode è l’alter ego di Chuck Berry: sebbene alcuni dettagli biografici non coincidano, il celebre musicista raccontò un po’ di sé nella canzone. Il protagonista è un ragazzo di campagna, di umili origini, che non sa leggere nè scrivere ma alla chitarra è un vero portento e sogna di diventare una celebrità. Inizialmente, anziché “country boy”, Berry aveva scritto “coloured boy”, ragazzo di colore, ma per l’epoca sarebbe stato un azzardo. Il brano rischiava di non passare per le radio e, a causa del razzismo imperante, il chitarrista avrebbe perso un’importante fetta di pubblico.

Come già detto, “Johnny B. Goode” è parzialmente autobiografico ma pare il che il nome del personaggio sia ispirato a Johnnie Johnson. Si tratta del pianista che ha a lungo collaborato con Chuck Berry. I due lavorarono a lungo insieme e, tra le altre cose, crearono insieme “Maybellene“, brano che consacrò Berry al successo e grazie al quale conquistò la Chess Records nel 1955. Nonostante il carattere difficile di Berry, che fin dall’adolescenza ebbe svariati problemi con la legge, Muddy Waters ci aveva visto lungo e decise di presentarlo al discografico Leonard Chess. Nemmeno lui seppe resistere all’energia di Berry era in grado di trasmettere. Nel 2000 l’idillio tra Berry e l’amico Johnnie Johnson si concludeva ufficialmente. L’amico decise di fargli causa, sostenendo di non aver mai ottenuto alcun credito dopo aver contribuito al successo della maggior parte dei suoi brani. Nel 2002 il giudice stabilì che era passato troppo tempo dall’incisione dei brani e la questione, per Johnson, non finì come sperava.

Contrariamente al protagonista della canzone, Chuck Berry non era originario della Louisiana ma di St. Louis, nel Missouri. Era cresciuto in una famiglia del ceto medio al 2520 di Goode Avenue, dalla quale trasse ispirazione per il nome del personaggio di Johnny. Il nome della via fu cambiato nel 1986. L’inconfondibile intro del brano, tuttavia, non è solo il frutto del suo indiscutibile talento ma è un omaggio a “Ain’t That Just Like A Woman” di Louis Jordan, che fu una delle influenze principali della musica di Berry, ma anche di B. B. King e Ray Charles.

Impossibile non ricordare, per chiudere, “Johnny B. Goode” nel film “Ritorno al futuro“. La scena in cui il brano viene suonato da Marty McFly è cult tanto quanto il film. Michael J. Fox ha reso omaggio a Chuck Berry e alla suddetta scena anche nel 2016, durante un’apparizione al concerto dei Coldplay, mandando i fan in visibilio. Nel film di Robert Zemeckis, Marty McFly suona la canzone al ballo della scuola nel 1955 e Marvin Berry, in preda allo stupore, chiama il cugino Chuck per farglielo ascoltare.

Photo by Jack FitzWilliam on Unsplash

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.