Se mai gli alieni dovessero esistere, un giorno vagando per lo spazio potrebbero imbattersi nel Voyager Golden Record .

Si tratta del disco d’oro per grammofono che la NASA ha lanciato nello spazio nel 1977 tramite le due sonde spaziali del programma Voyager. L’intento, più simbolico che possibile, è quello di comunicare con eventuali creature extraterrestri, cercando di far capire qualcosa del nostro pianeta già prima del loro arrivo (o invasione, se vogliamo essere catastrofisti). Il Voyager Golden Record è ricco di suoni che in qualche modo creano una sintesi del pianeta Terra. Il messaggio è reso ben chiaro dalle parole dell’ex Presidente USA Jimmy Carter:

Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, così da poter vivere fino ai vostri.

I suoni contenuti nel Golden Record vanno dai saluti in 55 lingue diverse passando per “Johnny B. Goode” di Chuck Berry, le musiche di Bach e Stravinsky ma anche i suoni della natura: il canto degli uccelli, il suono della pioggia e del vento, le onde del mare. Sono passati quarant’anni e il Voyager Golden Record è stato trasformato in un vinile, che si può ordinare per il costo di 98 dollari. Roba da veri collezionisti e soprattutto la rappresentazione di un progetto a dir poco utopistico. Semmai gli alieni dovessero davvero imbattersi nel disco d’oro, succederebbe tra moltissimo tempo. Nel 1992 il Golden Record era già stato proposto in formato CD-Rom e in seguito la NASA ne ha caricato alcune parti su SoundCloud (qui e qui). David Pescovitz, direttore dell’Institute for the future, ha deciso di accettare la proposta del produttore Tim Daly dell’Amoeba Music, che pensava fosse assurdo che non ne esistesse una versione in vinile, nonostante viviamo nell’era digitale. Tutto ha preso il via grazie a una campagna su Kickstarter, che ha reso possibile la creazione del vinile. A quarant’anni di distanza dalla Missione Voyager, Pescovitz ha pensato che non ha importanza se il disco non raggiungerà mai nessuno: “È vero, è un regalo che l’umanità ha fatto al cosmo, ma è anche un regalo per l’umanità. È la manifestazione di quello che possiamo realizzare attraverso la creatività, la passione e la scienza. Instilla senso di speranza e di possibilità nelle persone“.


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