Centinaia di famiglie viaggiano dall’Oklahoma a bordo di mezzi sgangherati, autocarri carichi dei loro pochi averi e appesantiti da sogni grandi.

Grandi come le case della California, circondate dal profumo degli albicocchi e degli aranci. Si susseguono una ad una sulla leggendaria Route 66, immaginando finalmente di poter condurre una vita normale. Siamo negli anni della Grande Depressione e gli oakies – termine dispregiativo utilizzato per descrivere le persone in fuga dalla povertà – sono sempre di più e sempre più affamati. Tra loro c’è anche la famiglia Joad, quella descritta magistralmente da John Steinbeck in “Furore” (The Grapes of Wrath), diventato presto il simbolo della letteratura sulla Grande Depressione. Il libro fu pubblicato nel 1939 ma rimane sempre attuale. Le migrazioni non sono una novità nel corso della storia: che siano stati oakies oppure no, ci sono sempre stati gli uomini in fuga dalla povertà, alla ricerca di fortuna. In questo caso del sogno americano, raffigurato in migliaia di volantini che invitavano gli operai a raggiungere al più presto la California.

Dopo il successo del libro arrivò immediatamente il film. Nel 1940 il regista John Ford ottenne 7 nomination agli Oscar (vincendone due) per “Furore“, con Henry Fonda nei panni di Tom Joad, protagonista della storia. E protagonista dell’album di Bruce Springsteen che porta il suo nome. Il cantante americano dichiarò in un’intervista rilasciata al New York Times nel 2014 di aver scritto “The ghost of Tom Joad” senza aver letto il libro di Steinbeck, recuperò dopo la release dell’album. Il film, sebbene non fedele in toto al romanzo, fu sufficiente per permettere a Springsteen di descrivere le atmosfere narrate in origine da Steinbeck.

Da sempre attento alle tematiche sociali, l’artista si è avvalso di una figura universale come quella di Joad per rappresentare tutte le ingiustizie che milioni di persone vivono ogni giorno. Il fantasma di Tom Joad rappresenta una comunità unita contro gli abusi di potere delle forze dell’ordine, la corruzione economica e lo sfruttamento. Già l’anno successivo alla pubblicazione dell’album, Bruce Springsteen dichiarò che la storia dei Joad rappresentava l’America contemporanea. Leggendo il libro, così come ascoltando il brano, la storia di quella famiglia è quella dei migranti che arrivano sulle nostre coste, di chi si mette in viaggio e compie enormi sacrifici alla ricerca di un futuro migliore, senza mai perdere la speranza. “The highway is alive tonight”: il simbolo della beat generation, la Route 66 prende vita. Mentre il sole picchia forte sulle teste stanche, i bambini piangono e gli anziani dimenticano la loro vita passata, le speranze sembrano essere solo un miraggio causato dall’afa. Una strada lunghissima e polverosa, “but nobody’s kiddin’ nobody about where it goes”: ma nessuno si illude su dove va a finire.

Photo by Johannes Plenio

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