In queste ultime ore su Twitter probabilmente si vedrà rimbalzare l’hashtag #Takeaknee da una parte all’altra del mondo e il motivo risale a un anno fa.

Tutto ha avuto inizio con la protesta silenziosa del giocatore di football Colin Kaepernick, che nell’agosto 2016 aveva scelto di non cantare l’inno nazionale americano prima delle partite. La sua forma di protesta pacifica voleva attirare l’attenzione sull’oppressione delle minoranze e sui numerosi casi di violenza da parte delle forze dell’ordine. Lo scorso marzo il giocatore è rimasto senza una squadra in cui giocare, Spike Lee ha avviato una marcia a New York per protestare contro questa ingiustizia. Nel frattempo qualcuno stava gongolando: il Presidente Donald Trump. Eletto a pochi mesi dall’inizio della protesta di Colin Kaepernick, che rimaneva seduto o in ginocchio “per l’America”, Trump incarna tutto quello contro cui lo sportivo stava protestando. La nuova ondata di proteste arriva dal fatto che il Presidente abbia invitato alcuni sportivi alla Casa Bianca ma i suoi inviti non sono stati apprezzati. In particolare da Stephen Curry, che non ha mai nascosto il suo apprezzamento per Barack Obama, come hanno già fatto tantissime altre star, dello sport e non solo. Curry ha dichiarato: “Non siamo d’accordo con quello che il nostro presidente dice. Prendendo una posizione e non andando alla Casa Bianca, speriamo di ispirare un cambiamento per quanto riguarda ciò che accettiamo e ciò su cui chiudiamo un occhio in questo Paese“. Trump ha risposto via Twitter a Curry, ottenendo a sua volta la risposta di LeBron James, che gli ha ricordato che non è più un onore andare alla Casa Bianca da quando lui è stato eletto.


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La protesta si estende anche al mondo della musica, mentre moltissimi giocatori si inginocchiano per seguire l’esempio di Kaepernick, ha deciso di farlo anche Stevie Wonder. Il cantante si è esibito al Global Citizen Festival a Central Park, a New York, e si è appoggiato su entrambe le ginocchia rispondendo alle affermazioni di Trump, che ha invitato i club a licenziare tutti i giocatori che non cantano l’inno nazionale. Il Presidente, molto diplomaticamente, ha definito i giocatori “figli di…”, non facendo altro che alimentare il malcontento e facendo esplodere una protesta ben più vasta. Anche John Legend ha aderito, pubblicando una foto in cui si inginocchia e usando l’hashtag #TakeaKnee, ha seguito l’esempio anche Eddie Vedder dei Pearl Jam, ne parla il New York Times con una foto dei giocatori in ginocchio in copertina. Purtroppo la situazione degli USA è sempre più preoccupante, Trump cerca di incitare le masse a boicottare i giocatori, perché non canterebbero fieri l’inno nazionale, distorcendo il messaggio iniziale della protesta, che vuole dire tutt’altro.

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