La storia, tra il 15 e il 18 agosto del 1969, passava da Woodstock, nella cittadina rurale di Bethel, nello Stato di New York.

Nel pieno dell’era hippie, tre giorni di pace, amore e musica che portavano il nome ufficiale di “Fiera della Musica e delle Arti di Woodstock“, videro salire sul palco – senza sosta – gli artisti più importanti della storia della musica. L’idea nacque da Michael Lang, Artie Kornfeld, Joel Rosenman e John P. Roberts, ancora inconsapevoli di creare uno degli eventi più importanti del mondo rock’n’roll. Se si pensa a Woodstock si pensa subito alla psichedelia, all’amore libero e alle droghe, a una folla di fricchettoni che inneggia agli artisti sul palco.

Il primo a salire, quel 15 agosto 1969, fu Richie Havens. Era previsto che i primi ad esibirsi fossero i Sweetwater, ma rimasero bloccati nel traffico, causando un cambiamento della scaletta. L’ultimo a calcare il leggendario palco è stato Jimi Hendrix, passando alla storia anche per aver suonato l’inno americano con la chitarra elettrica. Hendrix si esibiva tra le 9 e le 11 del mattino del 18 agosto, con una folla ormai sfinita e ridottasi a poco meno di duecentomila persone. Prima di lui, su quel palco sono saliti Joan Baez e Janis Joplin, Carlos Santana e i Grateful Dead, The Who e i Jefferson Airplane, Joe Cocker e i Blood, Sweat & tears, solo per citarne alcuni.


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All’epoca, mentre tutto accadeva, i media non avevano capito l’importanza dell’evento. Erano pochissimi i reporter intenti a documentarlo. Gli hippie non erano visti di buon occhio e i giornalisti tendevano a enfatizzare gli aspetti negativi, a partire dai problemi di traffico che si crearono nell’area di Bethel. Barnard Collier, del New York Times, raccontò che proprio dalla redazione era partita la richiesta di enfatizzare le questioni negative. Collier è stato l’unico reporter ad essere presente fin dal primo giorno. L’evento aveva assunto proporzioni che nemmeno gli organizzatori si sarebbero aspettati, arrivando ad intasare le autostrade e con attrezzature e servizi insufficienti per la mole di gente presente. Anche se Woodstock è passato alla storia anche per la sua atmosfera rilassata e l’armonia in pieno spirito hippie, non sono mancate le emergenze. Sono state registrate due morti, quattro aborti e due parti – di cui uno avvenuto nel traffico, a causa dell’ingorgo. Alla fine del Festival Max Yasgur, che aveva messo a disposizione il suo terreno per l’evento, dichiarò:

Se ci ispirassimo a loro, potremmo superare quelle avversità che sono i problemi attuali dell’America, nella speranza di un futuro più luminoso e pacifico.

Al grande Festival si ispira, tra le altre cose, il film “Motel Woodstock”, uscito nel 2009 e diretto da Ang Lee.

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