“Quando le persone ascoltano “Seven days”, “Rewind” o “Walking Away” tornano immediatamente adolescenti, ed essere nella posizione di suonare per quelle persone è incredibile, e di questo sono grato.” Con queste parole Craig David, musicista 36enne della scena black britannica R&B, parla del suo successo e della raccolta “Rewind – The Collection” che è uscita da poco e che racchiude ben 19 successi della sua carriera.

Negli anni 2000, a soli 19 anni, Craig David vide il successo con il brano “Fill me in” che gli permise di diventare il più giovane artista inglese a raggiungere la vetta delle classifiche di vendita inglesi. Da allora si sono susseguiti tre anni di successi che gli hanno permesso di mietere successi in tutto il mondo e vendere oltre 14 milioni di dischi guadagnando premi e riconoscimenti.

La sua carriera però ha subito un brutto momento di stop nel 2008 quando il suo brano “Officially yours” è arrivato alla 158esima posizione in classifica e lo stesso David è stato preso in giro in una trasmissione inglese “Bo’ Selecta!” da Leigh Francis, arrivando a dire pubblicamente che lo show aveva fatto sì che le persone non lo prendessero più seriamente. Dopo dieci anni è uscito un nuovo disco nel settembre del 2016, “Following my intuition”, che ha scalato le classifiche e gli ha permesso di tornare in auge.

Craig parla proprio di questa differenza di età tra le due fasi più importanti della sua vita: “Sai, scrivo canzoni e mi esibisco da così giovane, avevo così tanta energia e volevo solo andare, andare, andare. Anche quando suonavo nei locali più alla moda e subito dopo negli stadi, volevo sempre andare avanti, ero sempre proiettato verso il passo dopo. Era una sensazione così costante che a un certo punto non ero più sicuro di cosa stavo scrivendo. Non volevo scrivere di viaggi in aereo per andare ai concerti. Ho sentito che avevo bisogno di scrivere cose sulla vita. Ho preso una casa a Miami e mi sono ritrovato a trascorrere molto tempo lì e a godermela. Ho scoperto che c’era un altro mondo dietro i club, ovvero un bellissimo stile di vita. Ho odiato il modo elitario con cui i VIP credono di essere speciali, e allora ho cominciato a tenere feste nel mio appartamento. Avrei scoperto solo dopo che sarebbe stato la chiave dei miei spettacoli di oggi.”

David si sofferma anche su un suo ritorno sulle scene: “Sono tranquillo a riguardo. Le persone non ti vedono da una vita e non sanno quindi cosa fai e per molti di loro il tuo è un ritorno, ma io sapevo che non sarei andato da nessun altra parte. Lo scorso anno ho fatto un sacco di festival con TS5 e il pubblico era molto giovane di quello che mi sarei aspettato ma era omogeneo e tutti ballavano allo stesso ritmo, era meraviglioso. Avevo così tante canzoni nel mio laptop ma ero senza contratto e quindi non avevo un’occasione per metterle nero su bianco, per registrarle. Mi sono concentrato sulla scrittura e all’improvviso è capitata l’occasione e io ero pronto.”

L’intervista si conclude con una riflessione sul mondo musicale odierno: “Le cose succedono per strada. La vita non è sempre lineare, bisogna essere adattabili. Avevo una canzone virale registrata agli 1Xtra Live Studio con MistaJam e Kurupt FM; dopo ho lavorato con Big Narstie e poi ho fatto una Live Lounge del pezzo di Justin Bieber “Love Yourself” ed è diventata virale, con Diplo e Skrillex che mi hanno fatto i complimenti. Tutte le persone che lavorano con me da perfette estranee, come Blonde e Sigala, dopo sei-otto mesi diventano famose con pezzi che vengono suonati tantissimo. Ho sempre saputo che se avessi avuto in mano dei testi convincenti, avrei potuto lavorare con qualunque produttore.”

 

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