La Leggenda del jazz e del rhytm and blues (ma più in generale della musica) Al Jarreau si è spenta all’alba di ieri in un ospedale di Los Angeles all’età di 76 anni (fra un mese ne avrebbe compiuti 77) per cause ancora non note: la notizia è stata data dal suo portavoce, Joe Gordon. Qualche giorno fa, il 9 febbraio, Jarreau era stato ricoverato “per esaurimento” e aveva cancellato le date di un tour, annunciando però il suo ritiro dall’attività dal vivo con un post sulla sua pagina Facebook in cui si annunciava il miglioramento delle sue condizioni di salute e che aveva cantato “Moonlighting” a una delle infermiere dell’ospedale.

La notizia della morte di Jarreau è arrivata sempre tramite Internet tramite il sito ufficiale del cantante: “Al Jarreau è passato a miglior vita questa mattina del 12 febbraio 2017. Era in ospedale, circondato da sua moglie, suo figlio ed alcuni familiari ed amici. Ci mancherà. La famiglia ha chiesto non fiori ma donazioni alla Wisconsin Foundation for School Music. Alcuni giorni fa mi è stato chiesto di descrivere Al a qualcuno che lo conosceva come uomo di successo ma non come persona. Io gli ho risposto: la sua seconda priorità nella vita è stata la musica. Non c’era una terza. La sua prima, invece, molto lontano dalle altre, era confortare chiunque che, vicino a lui, ne avesse bisogno. Anche se sofferente fisicamente o mentalmente voleva che le nostre menti e i nostri cuori stessero meglio, voleva vedere comparire un sorriso caldo e affettuoso laddove non c’era. Le canzoni erano solo lo strumento per fare questo. Alla moglie, al figlio, alle sorelle e ai fratelli vorrei dire che Al vi è stato molto grato per avergli permesso di condividerlo con il resto del mondo e che vi è grato per questo dono. A chiunque abbia partecipato uno dei suoi concerti, e ascoltato i suoi album, vorrei dire che aveva bisogno di voi e ci siete sempre stati, per cinquant’anni. Vi era molto grato per questo. Alla sua band e ai tantissimi talentuosi musicisti, compositori, scrittori ed arrangiatori che hanno suonato e collaborato con lui in questi anni vorrei dire che lo avete supportato, emozionato e reso capace di fare quello che ha fatto. Vi conserta nel cuore e vi considera fantastici. Ai giovani del mondo e soprattutto ai musicisti che ha incontrato agli incontri scolastici, alle competizioni musicali e ai concerti: Al vi vuole chiedere un favore. Trovate un’arte che sapete fare con passione e fatela. Con l’arte nella vostra vita, sarete una persona migliore per la vostra famiglia, per il vostro quartiere, per i vostri amici, per la vostra città. E, alla fine, a Al Jarreau, da parte di tutti noi: Grazie. Hai concluso la tua vita in una maniera piena di grazia. Che la luce di Dio ti illumini… te lo sei meritato.”

Alwin Lopez ‘Al’ Jarreau era nato nel Milwaukee il 12 marzo 1940, ed è considerato uno dei più grandi cantanti degli ultimi decenni. È il solo ad aver vinto tre Grammy Award in tre diverse categorie: jazz, pop e R&B (alla fine i Grammy saranno ben sette). Aveva cominciato a cantare a otto anni nelle funzioni della Chiesa avventista del Settimo Giorno, dove suo padre era pastore. Artista dotato di una voce che riusciva ad arrivare a vette incredibili (col suo doppio live “Look To The Raimbow” vinse il Grammy per il miglior album di jazz vocale), Jarreau aveva portato il canto jazz nel mondo della musica soul pop senza mai fermarsi ma anzi continuando a sperimentare tecniche come lo scat (l’uso di sillabe e suoni senza significato per eseguire assoli al pari degli strumenti) e il vocalese (l’uso della liriche di una canzone per riprodurre assoli strumentali). I primi passi verso la celebrità vennero grazie al “Saturday Night Live” e al disco “Breakin’ Away” che contiene “We’re In This Love Together“, che rimarrà la sua hit più famosa. Nel 1985 Quincy Jones, che lo ha voluto anche nell’album manifesto “Back On The Block”, gli affida una delle voci soliste di “We Are The World“. Negli anni ’90 ha deliberatamente diradato la sua produzione discografica per dedicarsi a una intensa attività live che lo ha visto collaborare con gente come Miles Davis, George Benson, Chick Corea, prodursi anche in concerti con l’orchestra sinfonica. Negli ultimi anni aveva avuto problemi cardiaci e una grave polmonite e dal 2001 non camminava più bene per alcune vertebre del collo collassate. Nel 2012 era stato al festival di Sanremo, dove, ospite dei Matia Bazar aveva cantato la versione internazionale di “Parla più piano”, il tema de Il Padrino. Il suo ultimo e 59esimo album, “My Old Friend – Celebrating George Duke del 2014“, era dedicato al suo maestro George Duke, scomparso il 5 agosto del 2013, tastierista per Frank Zappa e Miles Davis, jazzista fusion in un supertrio con Jean-Luc Ponty e Billy Cobham, autore di successi R&B con Stanley Clarke, produttore per Michael Bolton, George Benson, Dee Dee Bridgewater e Stevie Wonder.

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