Le discussioni tra Roger Waters e Nick Cave continuano. 

Alcuni colleghi, tra cui Brian Eno, avevano chiesto a Nick Cave di rifiutare di esibirsi in Israele in questi giorni. Una discussione incentrata sulla politica, che riguarda le decisioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla questione palestinese, contestate da numerosi artisti, tra cui il regista Ken Loach. Proprio il regista, lo scorso luglio, aveva invitato Thom Yorke dei Radiohead a riflettere sulla decisione di esibirsi in Israele e rimanere “dalla parte degli oppressori”. All’epoca Yorke aveva replicato che c’è differenza tra l’esibirsi in un determinato paese e appoggiarne il governo. Aveva fatto l’esempio dell’America di Trump, ricordando di non approvare le politiche dell’attuale presidente USA ma di non aver smesso di suonare in America, nonostante questo.

La polemica si è riaccesa con Nick Cave & the Bad Seeds e le due date previste a Tel Aviv. In conferenza stampa Cave è stato molto diretto nei confronti dei colleghi:

Andare in tour è logorante e, come se non bastasse, alla fine devi scontrarti anche con la pubblica umiliazione da parte di artisti come Roger Waters e compagnia. A nessuno piace venire umiliato pubblicamente. Credo, e me ne assumo la colpa, di non essere venuto in Israele per vent’anni per questa ragione.

Nick Cave ha anche raccontato che Brian Eno ha cercato di persuaderlo, ma stavolta l’artista non ha seguito i consigli dei colleghi:

Ci ho pensato molto. Poi ho chiamato il mio staff e gli ho detto: “Andremo in tour in Europa e in Israele”. Perché, improvvisamente, ai miei occhi è diventato molto importante prendere posizione contro chi cerca di censurare, di usare prepotenza e ridurre al silenzio gli artisti. Alle fine, le ragioni per le quali sono qui sono due: la prima è che amo Israele e la sua gente, la seconda è voler prendere una chiara posizione contro chi vuole censurare e ridurre al silenzio i musicisti. Per certi versi si può dire che sì, sia stato il BDS* a farmi suonare in Israele.

Brian Eno non ha apprezzato le parole di Nick Cave in conferenza stampa e ha replicato sostenendo che si trattasse di un’accusa “irritante quando usata in un contesto dove milioni di persone sono costantemente e orribilmente zittite”. Non ha aspettato molto tempo per replicare Roger Waters, che ha voluto chiarire alcuni punti:

Nick pensa che si tratti di censurare la sua musica? Cosa? Nick, con tutto il dovuto rispetto, la tua musica è irrilevante per la questione, così come lo è la mia, quella di Brian Eno e quella di Beethoven, non riguarda la musica, riguarda i diritti umani.

*Boycott, Divestment and Sanctions

 

Foto via Facebook

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