Un clamoroso successo di pubblico la 21esima edizione della Notte della Taranta che sabato scorso ha visto l’Orchestra popolare e vari artisti nazionali e internazionali confrontarsi con il repertorio tradizionale salentino.

L’edizione di quest’anno era diretta da Andrea Mirò come maestro concertatore e sul palco ha visto susseguirsi artisti di ogni grado e fama dalle 19 di sabato alle 3.30 del mattino di domenica nel piazzale dell’ex convento degli Agostiniani nel comune pugliese di Melpignano. Erano attesi in 150mila dagli organizzatori ma gli appassionati di pizzica si sono cominciati a radunare al tramonto, suonando il tamburello e danzando nella piazza, e hanno superato le 200.000 unità, secondo le stime della Questura. Prima che il Concertone avesse inizio è stato osservato un minuto di raccoglimento per le vittime del crollo del ponte Morandi a Genova e per quelle della piena del torrente Raganello in Calabria dove sono morti anche tre pugliesi.

Sul palco del Concertone, alle prese con la lettura moderna della “pizzica“, tra l’impianto di luminarie firmato Mariano light e il corpo di ballo diretto da Massimiliano Volpini, si sono susseguiti tanti artisti che hanno partecipato a questa edizione “internazionale” del classico festival folk salentino, esprimendo la tradizione in differenti lingue e linguaggi e valorizzandone il senso profondo, le regole del ragno che invita a esorcizzare le paure e cercare il riscatto: dalla pop star italoamericana LP (“Della pizzica amo il potere curativo come spesso accade nella musica, le sue canzoni si presentano molto più gioiose del significato che si portano dentro“) al rapper napoletano Clementino, dagli indiani Dhoad Gypsies alla violinista cubana Yilian Canizares, dal sassofonista James Senese al cantautore napoletano Enzo Gragnaniello, il tutto gestito sapientemente dalle mani di Andra Mirò.

Questa lettura moderna di una musica così antica ha portato il sottosegretario ai Beni culturali, Lucia Borgonzoni, a voler replicare il modello della Notte della Taranta in tutta Italia: “L’obiettivo è recuperare la musica popolare e i dialetti di ogni regione, per arrivare a un grande concerto che narri il nostro Paese in tutte le sue diversità“. Per questo motivo Borgonzoni ha invitato il trio del Volo nel backstage del Concertone che non ha negato una sua possibile partecipazione futura.

Il messaggio finale, lanciato dagli artisti dal palco e accolto dagli applausi di un fiume umano di spettatori, è stato di tolleranza e accoglienza e lo spiegano bene gli Après La Classe con il brano inedito “Kalos irtate“, che significa “benvenuto” in griko: “Qui tutti sono sempre i benvenuti, basta guardare i nostri tratti somatici per capirlo. Il Salento era, è e sempre sarà una terra di mezzo, una terra consapevole della propria identità che non ha paura di accogliere chi arriva da lontano”.

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