“Novilunio” è uscito lo scorso 13 ottobre e si tratta del nuovo disco del duo composto da Redi Hasa e Maria Mazzotta.

Lei è nota per aver lavorato con il Canzoniere Grecanico Salentino, la sua voce viene accompagnata dal suono del violoncello di Redi Hasa, che in passato ha collaborato anche con Ludovico Einaudi e Robert Plant. Il nuovo album, prodotto da Alberto Fabris e registrato dal genio fonico di Tim Oliver negli studi della Real World di Londra, è composto da 8 brani inediti e 2 tradizionali. “Novilunio” è un progetto creativo e sperimentale in cui però si sentono fortemente le radici dei due artisti, che lavorano insieme ormai dal 2010. Li abbiamo intervistati per conoscerli meglio e conoscere da vicino il loro progetto.



Redi Hasa, nel corso della tua carriera hai ottenuto grandi soddisfazioni, per esempio hai lavorato con Einaudi e Plant. Qual è il prossimo obiettivo o il sogno da realizzare?

Sono molto contento di tutto quello che sto facendo. Adesso l’obiettivo è quello di continuare a fare bene e portare avanti il progetto di “Novilunio”. Inoltre sto pensando di registrare un mio disco in solo.

Maria Mazzotta, tu e Redi lavorate insieme ormai dal 2010, ci racconti di quando e come avete deciso di dare vita a questo progetto?

Con Redi abbiamo iniziato a lavorare insieme a diversi progetti musicali nel 2005. Tra noi è nata subito una forte amicizia e quando, nel 2007, un amico ci chiese di fare un concerto in duo a Lecce per una rassegna musicale, avevamo pronto il repertorio senza saperlo. Cosi, vista la reazione del pubblico, non abbiamo avuto alcun dubbio sull’esistenza del progetto.

Qual è la canzone di Novilunio alla quale siete più legati e perché?

Maria: «Libro d’amore», perché cantarla è catartico e curativo.

Redi: Difficile scegliere. Ognuna ha una sua storia da raccontare. Preferisco sceglierle tutte. Posso dire di essere molto legato a “25 trecce”: il testo in albanese mi ricorda la mia casa a Tirana, le mie strade, mi riporta nell’aria della mia città e nei miei ricordi di gioventù.



Albania e Salento che si incontrano, ma le collaborazioni arrivano fino all’Iran e al Marocco. La musica è sempre stato un grande strumento di unione e contaminazione tra i popoli. Secondo voi perché è ancora così difficile raggiungere una vera e propria integrazione, al di là dell’ambito musicale?

Maria: Non saprei rispondere a questa domanda, forse i motivi sono tanti… credo però non si debba mai dimenticare che le “differenze” o particolarità di ognuno rappresentano una grande ricchezza.

Redi: Costruiamo muri, abbiamo pregiudizi, non sempre accettiamo il prossimo perché restiamo distanti, non abbiamo il coraggio della vicinanza. La musica, fortunatamente, è una lingua universale che entra dentro senza bussare. Mi sono trovato spesso a suonare con musicisti provenienti dai Balcani o dal Medio Oriente e non solo: pur non conoscendo le nostre lingue ci siamo messi a suonare e abbiamo parlato con la musica, ci siamo emozionati, abbiamo pianto e scherzato con i nostri strumenti, ognuno di noi ha raccontato la sua storia anche se non abbiamo detto una parola. La musica ha parlato di noi e per noi. Con “Novilunio” abbiamo voluto aprire delle finestre, nutrirci di queste musiche e collaborare con due artisti fantastici, Bjan Chemirani, grandissimo percussionista iraniano, e Mehdi Nassouli, eccellente cantante e percussionista dal Marocco. La musica non crea muri, non blocca la comunicazione. Siamo tutti nudi di fronte alla musica.

Nel vostro progetto parlate di “migranti di ogni tempo e luogo”. Che riscontro ricevete su questa tematica da parte di chi vi ascolta?

Maria: Ai nostri concerti ci è capitato di incontrare tra il pubblico migranti dall’Albania, Romania, Bulgaria, Arbëreshë o persone di origini siciliane. Vedere la luce sui loro volti quando ascoltano la loro lingua, questo è il riscontro che mi piace ricevere.

Redi: La gente che ci ascolta viene sempre toccata da queste storie e dal nostro modo di raccontarle. C’è grande curiosità e riceviamo molte domande sulla provenienza dei pezzi, sulla storia dei testi e della musica. 

Oltre all’influenza dei vostri paesi d’origine, qual è il paese che vi ha conquistati di più e che ha influenzato anche le vostre scelte musicali?

Maria: Ad oggi la terra che più ha influenzato le mie scelte musicali, dopo il Sud Italia, è sicuramente quella dei Balcani. Ma, poiché questo è un percorso di ricerca continuo, sento l’esigenza di aprire i miei orizzonti ad un mediterraneo più vasto.

Redi: La musica è un linguaggio universale. Non ho un unico Paese nel cuore, il mondo è vasto e noi abbiamo una grande voglia di nutrirci delle musiche del mondo.


© Marina Antonioli

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