In questi giorni non sento (e leggo) altro che lamentele sulla pessima organizzazione dei concerti, abbiamo parlato delle polemiche per il Firenze Rocks, i disagi che ci sono stati per il concerto dei Radiohead e quelli a Imola per i Guns’n’Roses.

Nessuno si è mai lamentato delle performance degli artisti, ma lo spettacolo diventa (molto) meno godibile se il contesto non permette di partecipare nelle condizioni adeguate. Sappiamo tutti che non può filare tutto liscio quando un evento è di tale portata, ma di certo si possono fare molte, moltissime cose per evitare quanto leggerete di seguito. Ho letto di quei geni dell’I-Days 2017 che hanno usato lo spray al peperoncino tra il pubblico. Non è diventata una notizia rilevante per molte testate, ma com’è possibile che si parli di allarme attentati e controlli, di paura che passa ascoltando Justin Bieber, che vengano sequestrati gli ormai proverbiali tappi delle bottiglie e le creme solari e invece riesca a passare lo spray al peperoncino? Sul Corriere della Sera dopo il concerto dei Linkin Park, sempre in merito a I-Days, leggo che con loro e i Radioheadrinasce il Festival Rock“. Si parla di record di presenze, “di qualche vistoso limite” e “qualcosa da mettere a fuoco“. Insomma, si accenna ai disagi che queste presenze da record hanno dovuto vivere, ma non in maniera approfondita. Su Facebook Lorenzo Gianquintieri ha creato un gruppo pubblico che raccoglie le testimonianze di chi era a Monza e a leggerle tutte c’è da rabbrividire. È impossibile, infatti, pensare che così tante persone abbiano trovato le scuse più futili per lamentarsi dell’organizzazione. Lorenzo ha stilato un vero e proprio documento che raccoglie le principali problematiche, le prime due sono rivolte alla sicurezza, sia in entrata che in uscita e torna la questione di cui sopra: com’è possibile che i controlli siano così inadeguati, che la gente sia stata privata delle creme solari per beccarsi un’insolazione ma che non siano stati sequestrati degli spray urticanti?

Un altro problema, non da poco se si considerano caldo e costi anticipati, sono state le aree parcheggio. Ne abbiamo parlato proprio dopo la serata dei Radiohead a Monza, i parcheggi erano molto più lontani rispetto a quanto annunciato, molti utenti hanno riportato che i pagamenti per le navette non erano nemmeno ufficiali, il personale non era controllato nè identificato. L’abusivismo rimane una costante, come per il chiacchierato e odiato sistema dei token, che ha favorito notevolmente i “vucumprà” che passano con bottiglie di bibite fresche tra la folla in un Festival che non garantisce scorte d’acqua sufficienti per tutte le persone presenti. Si leggono decine e decine di testimonianze di persone che sono state in coda per ore e una volta arrivate al bancone non c’era più acqua a disposizione. “Viene segnalata l’impossibilità di trovare trasporti pubblici o taxi (anche a chiamata) che connettessero gli accessi del parco alla stazione ferroviaria dopo la fine dell’evento” aggiunge Lorenzo.

Il sistema dei token

Un capitolo a parte ormai se lo sono meritato. La spesa minima prevista per i token è di 15 euro e possono essere utilizzati solo nell’arco di una giornata. Per capirci, chi va a vedere sia i Radiohead che Justin Bieber, non può “spalmarli” nel corso dei due eventi e deve spendere un minimo di 15 €. Lo ribadiamo perché questo non è mai stato segnalato prima degli eventi ma è venuto fuori quando i consumatori ignari si sono ritrovati in questa situazione e se ne è iniziato a parlare anche online. I token non sono rimborsabili e, come dicevamo prima, non hanno agevolato affatto il sistema ma hanno contribuito alla formazione di code lunghissime, disagi e hanno favorito i venditori abusivi.

Il disagio può essere considerato a 360° perché le lamentele, com’era prevedibile, riguardano anche i servizi igienici: “Nonostante le lunghe attese per l’accesso, non c’era alcuna possibilità di sostare all’ombra, di acquistare beni primari (soprattutto acqua) né tantomeno di ottenerli in forma gratuita, così come assenti erano i servizi igienici e il personale sanitario“. Come spesso accade e non dovrebbe accadere, i servizi igienici erano limitati numericamente e malfunzionanti, come riporta una ragazza: “Altra cosa assolutamente vergognosa: neanche una fontanella in tutta l’area e i bagni chimici non avevano neanche un rubinetto funzionante perché mancava l’allaccio all’acqua (cosa confermata dagli steward, e ho chiesto a più di uno)“. Ovviamente la sua è solo una delle numerose testimonianze, se ci stiamo occupando di questo tema in maniera sempre più approfondita è proprio perché le presenze erano altissime e la disorganizzazione è stata imperdonabile.

La sicurezza

Torniamo a uno dei problemi principali, visto che per settimane si è parlato di sistemi di sicurezza intensificati dopo l’attacco di Manchester. Uno dei video che più mi ha colpito e che più ha ottenuto visibilità mostra un ragazzo che si è arrampicato fino alle casse, arrivando in alto. Dal video sembra che nessuno sia intervenuto, altri utenti sostengono che la sicurezza abbia scortato fuori il ragazzo non appena è sceso e che avesse scavalcato le transenne approfittando della distrazione dello staff che stava distribuendo bottigliette d’acqua. Alcune persone sono riuscite ad usufruire di questi piccoli “benefici” che dovrebbero essere scontati, lo staff si è trovato in difficoltà al punto da faticare ad offrire soccorsi adeguati a tutti. Molta gente, per via del sequestro preventivo delle bottigliette e della difficoltà successiva nel trovarne altre, ha avuto problemi di disidratazione. Il malcontento cresce così tanto che si finisce per dimenticare l’obiettivo principale di queste manifestazioni: il divertimento e l’amore per la musica. La voglia di stare insieme ad altre migliaia di persone e cantare sulle note dei propri gruppi preferiti.

Il 17 giugno

Leggendo le numerose testimonianze sul gruppo, che conta oltre 300 membri, la giornata peggiore è stata quella del 17 giugno, vale a dire il giorno in cui si sono esibiti i Linkin Park, i Blink 182 e i Sum 41. “Già a partire dalle ore 18, nonostante le note condizioni climatiche e del terreno, i punti di ristoro hanno iniziato a dichiarare l’esaurimento delle scorte di acqua” scrive Lorenzo, sottolineando anche di come il sequestro preventivo dei tappi delle bottiglie non permetta di fare scorte adeguate. Ricordiamo una cosa agli organizzatori e a chi forse a un concerto non ci è mai andato: si rimane per ore in piedi nello stesso posto e c’è chi si mette in fila la notte precedente per guadagnarsi la postazione migliore da cui godersi lo spettacolo, non c’è tempo e nemmeno il modo, vista la folla, di andare avanti e indietro per comprare bottigliette d’acqua. La soluzione, ancora una volta, rimangono gli abusivi che passano in mezzo alla gente. Il risultato di tutto questo lo si può vedere in questo video.

Numerose sono le lamentele legate alla logistica, dalla gestione degli ingressi e delle uscite che ha visto coinvolta pure un’ambulanza, rimasta imbottigliata nella folla, per fortuna con a bordo un paziente in condizioni non critiche. Ci restano moltissimi punti interrogativi, ci chiediamo come facciano gli abusivi ad entrare serenamente (o a essere parte dello stesso staff), com’è possibile che una crema solare sia più pericolosa di uno spray urticante e che in base al numero di biglietti venduti non sia possibile organizzare per tempo le scorte di acqua, cibo e il numero di servizi igienici. Una risposta, che è sempre la stessa, ce l’abbiamo ed è certa: l’Italia non è ancora pronta per organizzare grandi festival.

Grazie a Lorenzo Gianquintieri per la disponibilità e per l’immenso lavoro di raccolta delle testimonianze. Speriamo che possa servire a migliorare in futuro la disastrosa situazione dei festival in Italia, altrimenti ci vediamo tutti allo Sziget!

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