Non capita troppo spesso che un brano metal diventi famosissimo ma esistono pur sempre le eccezioni e una di queste è “Ace of Spades” dei Motörhead.

Facciamo un salto nel tempo fino al 1980, anno di uscita del pezzo che dà il nome all’album della band heavy metal britannica. Il frontman, come dimenticarlo, è stato Lemmy Kilmister, nato il 24 dicembre 1945 e scomparso il 28 dicembre 2015. Come già detto, “Ace of Spades” è stato uno dei brani più popolari dei Motörhead, tanto che lo stesso Lemmy – noto per le sue dichiarazioni senza peli sulla lingua – aveva detto di essere ormai stanco di cantarlo. Ma lo ha sempre mantenuto in scaletta e ha spiegato anche il perché: “Se andassi a un concerto di Little Richard, mi aspetterei di sentire Long Tall Sally”.

Oggi “Ace of Spades” è uno dei brani più coverizzati dalle aspiranti band metal ma una passione sfrenata è stata senza alcun dubbio quella del The Boat Club di Toronto, un locale in cui nel 2005 il brano è stato ripetuto 128 volte. “Ace of Spades” altro non è che l’asso di picche delle carte da poker, la canzone infatti parla di gioco d’azzardo. “Lo sai che sono nato per perdere e scommettere è da idioti“, cantava Lemmy, che non immaginava che la canzone potesse diventare così popolare. In un’intervista rilasciata a Mojo nel 2011 aveva dichiarato che non aveva mai pensato che fosse un pezzo così valido: “Sono felice che siamo diventati famosi per questa piuttosto che per qualche tacchino ma ho cantato “l’otto di picche” per due anni e non se ne è mai accorto nessuno“. Lemmy Kilmister aveva giocato sull’assonanza delle due parole (ace/eight), tuttavia l’8 è un numero che ha davvero a che fare con il brano. A un certo punto, infatti, viene menzionata “la mano dell’uomo morto“. La mano a cui Lemmy si riferisce nel pezzo è quella del pistolero Wild Bill Hancock. Personaggio simbolo del Far West, Hancock è realmente esistito ed era un assiduo giocatore di poker. Fu ucciso proprio mentre stava giocando e in mano aveva una coppia di otto e una di assi, di fiori e picche. La combinazione “mano del morto” esiste davvero e prende il nome proprio da questo evento.

Ace of spades” è stata ripresa in diversi film, spot pubblicitari e cover e apre l’omonimo album, che uscì nel 1980 per la Bronze Records piazzandosi al quarto posto in classifica in Inghilterra. Si tratta del quarto album in studio inciso dai Motörhead. La copertina, a dispetto delle origini del gruppo, è molto americana e richiama proprio il Far West. L’album per la prima volta ritrae una foto dei Motörhead, che hanno come sfondo quello che sembra essere il deserto. In realtà la foto è stata scattata in una cava industriale di sabbia vicino Barnet, quartiere del nord-est di Londra.

LE ALTRE CANZONETTE

  1. The drugs don’t work – The Verve
  2. Under the bridge – Red Hot Chili Peppers
  3. Misirlou – Dick Dale & the Del-Tones
  4. Across the universe – The Beatles
  5. Helter Skelter – The Beatles
  6. Space Oddity – David Bowie

Photo by Jack Hamilton

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