Berlino nel 1982 era ancora divisa a metà, tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest. La città a quell’epoca dettava tendenza e attirava gli appassionati di new wave. Berlino e gli anni Ottanta, in pratica, sono una cosa sola.

Proprio nel 1982, nella capitale tedesca, ci fu un incontro molto importante: quello tra Giovanni Lindo Ferretti e il chitarrista Massimo Zamboni, entrambi provenienti dall’Emilia “paranoica“. I due fondarono i CCCP – Fedeli alla linea, un omaggio all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che ha segnato l’ideologia del gruppo. Nel 1986 arrivò il primo album in studio, “Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi“, quello di “Curami”, “Mi ami?” e “Io sto bene”. Brani rivoluzionari, soprattutto in Italia, che hanno segnato inevitabilmente la storia della musica. La formazione dei CCCP si è evoluta ed è mutata nel corso del tempo, tra le altre cose con il subentro della “benemerita soubrette” Annarella Giudici. Lo spettacolo del gruppo si arricchiva con un tocco di teatralità, con le danze e i costumi di Annarella. A lei si deve il titolo del brano del 1990, ultimo singolo – insieme ad “Amandoti” – pubblicato prima dello scioglimento definitivo dei CCCP e contenuto in “Epica Etica Etnica Pathos“. Con la caduta del muro di Berlino e i conseguenti cambiamenti storici e politici, la formazione non aveva più senso di esistere. Giovanni Lindo Ferretti portò avanti il suo progetto sotto altre forme, nel 1992 arrivarono i CSI – Consorzio Suonatori Indipendenti, che continuarono a suonare insieme per i successivi dieci anni.

Lasciami qui, lasciami stare, lasciami così

Ai tempi di “Amandoti/Annarella” la formazione dei CCCP era composta da Ferretti, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Giorgio Canali. Il gruppo era prossimo alla disgregazione e i rapporti con Annarella Giudici si erano fatti tesi. In più, Giovanni Lindo Ferretti stava riflettendo sulla scomparsa prematura del padre e proprio per lui scrisse la canzone. “Annarella” trasporta in una dimensione intima, il testo è molto breve e semplice ma altrettanto intenso e rappresenta il modo in cui Ferretti affronta il lutto, accettando la fine della vita del padre (che morì quando la madre scoprì di essere incinta) e soprattutto la sua assenza. Il brano è però diventato anche un pretesto per riappacificarsi con la benemerita soubrette. In seguito a un litigio con Annarella Giudici, Giovanni Lindo Ferretti decise di dedicare il brano proprio a lei. La canzone è stata riproposta anche come cover dai La Crus, dividendo il pubblico a metà. C’è chi pensa che il brano non sia intenso quanto la sua versione originale e chi ha invece apprezzato il risultato. Di certo nessuno, se non il suo stesso autore, avrebbe potuto interpretarlo con il dovuto pathos. “Annarella” segnava la fine di tante cose, la storia era cambiata dentro e fuori dal gruppo, il mondo non era più lo stesso. E oggi rimane uno dei brani più suggestivi del progetto iniziato a Berlino nel 1982, una chicca da lasciare in eredità al pubblico anche adesso che “i CCCP non ci sono più da un bel po’”.

Sono solo canzonette: “nelle puntate precedenti”

Photo by Vidar Nordli-Mathisen

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